Lode al fondo della bottiglia

Grappolo di Sangiovese, vigna di Podere Paglieri.

Grappolo di Sangiovese, vigna di Podere Paglieri.

Se tratti il vino con metodi naturali, la fondata nella bottiglia c’è, non c’è nulla da fare. E anzi è un segno buono, anche se spesso le persone la guardano con sospetto”: è Silvia Nesi, che inizia da qui, proprio dal fondo della bottiglia, a raccontare della sua azienda e anche della sua visione dell’agricoltura e del cibo.

Mentre parla del suo Podere Paglieri, Silvia non smette di occuparsi delle faccende quotidiane: compila il quaderno con gli ospiti dell’agriturismo, sposta dei materiali con una carriola, controlla i grappoli d’uva nel vigneto. Un piglio tuttofare che è tipico delle aziende familiari e appassionate, come questo micro podere, affacciato su una valle di vigne lungo via Polvereto.

Un’azienda familiare da sempre, con i nipoti Silvia e Andrea Nesi, che lo hanno preso in consegna dai nonni. Un terreno che si estende su 3 ettari di vigneto e 5 ettari di oliveto: “facciamo tutto all’interno dell’azienda, dall’uva al vino imbottigliato, e idem per l’olio, eccetto solo la frangitura delle olive.”

Le vigne più vecchie, piantate dal nonno, risalgono al 1968, e danno i grappoli più pregiati, quelli che si trasformano nel Chianti Riserva. Silvia tiene a precisare, scherzando un po’: “non abbiamo piantato Merlot, come fanno in tanti, perché col Merlot è troppo facile fare un Chianti piacevole, vuoi mettere la soddisfazione di rendere gradevole il Sangiovese?”

Silvia Nesi, cammina tra gli ulivi e la vigna.

Silvia Nesi, cammina tra gli ulivi e la vigna.

Ma il grosso dell’impegno sta nel gestire la vigna col metodo biologico, quindi usando solo rame e zolfo, senza diserbo. “Il lavoro è tutto nella prevenzione, per questo non ti puoi mai allontanare dalla vigna, devi controllarla, monitorare il clima e reagire tempestivamente.”

La vendemmia avviene in tre passaggi, prima le uve per lo sfuso, poi quelle per il Chianti base e al terzo passaggio quelle coi succhi più concentrati, per il Chianti Riserva: “al di là della fatica, per noi la vendemmia è una festa, ci divertiamo.”

Ed eccoci in cantina, torniamo dove abbiamo iniziato, al fondo della bottiglia: “facciamo una chiarifica iniziale con albume per separare il grosso delle fecce e poi dopo il primo travaso più nulla, nessuna filtrazione, nessuna aggiunta di troiai. Tutto quello che c’è finisce in bottiglia, nel deposito sul fondo, come è naturale che sia.”

Oltre a insegnarci che la fondata in bottiglia è indice di un vino “vivo”, durante le veglie Podere Paglieri ci insegna anche a cucinare col fuoco vivo, nell’ormai classica grigliata. Come ogni anno saranno allestite le braci, dove (senza carbonella!) ognuno potrà cuocersi la carne della Macelleria Nesi. Ma gli appuntamenti sono tanti, in questo luogo autentico, con radici profonde nel territorio e grande cura del suo futuro.

 

Podere Paglieri ospita le veglie dal 9 al 15 Agosto e il programma della settimana si consulta qui