La memoria di un poggio, tra un archivio di vini e lo sguardo di una fattoressa

L'aia della Fattoria Poggio Capponi.

L'aia della Fattoria Poggio Capponi.

Si fa fatica a scendere in cantina quando negli occhi hai il paesaggio dalla terrazza della Fattoria Poggio Capponi: la bellezza qua intorno è sfacciata. Ma vale la pena, perché anche al chiuso si fanno delle scoperte.

Una volta in cantina bisogna superare le sale delle barrique, sulle quali si leggono, scritti col pennarello, i nomi dei lavoratori stagionali che hanno raccolto a mano le uve. Ci sono anche le barrique di Vin Santo, si riconoscono dalla chiusura in cemento, messo lì per evitare che la fermentazione in corso faccia saltare il tappo. Senza farsi distrarre bisogna imboccare poi un corridoio che scende verso la parte più antica della cantina: qui la temperatura è perfetta, 15-20 gradi tutto l’anno qualunque sia il clima all’esterno – spiega Fabio Corti, nuovo direttore di Poggio Capponi – una condizione ideale per il vino.

Insomma a metà del corridoio, immersa nella penombra, sbuca una stanza sospesa nel tempo: è un archivio dei vini della Fattoria. Le bottiglie più vecchie risalgono al 1950 e, da allora, ogni anno, una bottiglia di ogni vino prodotto dall’azienda è stata messa in salvo in questa specie di biblioteca enologica, che funziona da memoria del lavoro e memoria del territorio. Sulle bottiglie si vedono gli strati degli anni, con la polvere che si inspessisce e il livello del vino che alla lunga scende, per via dell’evaporazione.

Barrique di Vin Santo

Barrique di Vin Santo

La stanza archivio dei vini

La stanza archivio dei vini

Questo archivio è stato creato dall’attuale gestione, quella della famiglia Rousseau Colzi, diventata la proprietaria nel 1935. Ma la memoria della fattoria va molto più indietro, con le prime notizie della sua esistenza che risalgono alla fine del 1400. Da allora è sempre stata associata ai Capponi, influente famiglia fiorentina, e ha sempre mantenuto la sua originaria vocazione agricola, a cui oggi si affianca quella agrituristica.

Passeggiando tra i vari edifici che compongono il complesso è facile imbattersi nella signora Edda, storica fattoressa, tutt’ora legata a questo luogo in modo viscerale. Nei suoi occhi azzurri c’è l'intensità e la commozione per una vita spesa a occuparsi di questa terra, insieme al marito.

La signora Edda, storica fattoressa della Fattoria Poggio Capponi.

La signora Edda, storica fattoressa della Fattoria Poggio Capponi.

Ma la memoria di Poggio Capponi continua ad essere alimentata dalla sua attività, su un terreno che si estende per 350 ettari, con 35 ettari di vigneto, 22 di olivi, 120 di seminativi vari e il resto bosco. Le produzioni principali sono l’olio e ovviamente il vino, che conta su 7 etichette: due bianchi, quattro rossi e un Vin Santo. I bianchi sono due IGT Toscana, un 100% Chardonnay e un blend di Chardonnay, Vermentino e Trebbiano. Tra i rossi c’è un IGT Toscana (Merlot e Syrah), un Chianti DOCG (Sangiovese, Canaiolo, Colorino), un Chianti Riserva DOCG (Sangiovese, Syrah, Colorino) e un Chianti Montespertoli DOCG (Sangiovese, Colorino). Vini di territorio, che comporranno la memoria del futuro e che per adesso si assaggiano qui, protetti dall’ombra di quattro pini marittimi, imponenti sulla terrazza panoramica della fattoria, a incorniciare il paesaggio.

 

La Fattoria Poggio Capponi ospita le veglie dal 19 al 25 Luglio e il programma della settimana si consulta qui.